Ryanair: viaggio per minori di 14 anni con un solo genitore al seguito

Buongiorno!

Ho deciso di scrivere questo post per far finalmente chiarezza nel banco di nebbia che si trova online riguardante il viaggio di minori di 14 anni con Ryanair.

Mio figlio di 6 anni deve tornare in Italia per le vacanze col papà mentre io rimarrò qui in Inghilterra.

Dopo aver fatto il check-in online, mossa dal dubbio che ci volessero ulteriori documenti, per permettere che il bambino viaggiasse accompagnato solo dal padre, vado a cercare info sul sito della Ryanair e trovo questo:

“I minori italiani sotto i 14 anni che viaggiano con la nuova carta d’identità con uno o entrambi i genitori possono viaggiare sui voli UE/Schengen senza ulteriore documentazione richiesta. Se viaggiano al di fuori dell’UE/Schengen devono essere in possesso del certificato di nascita. Se viaggiano senza i genitori con la nuova carta d’identità, devono essere in possesso di un “affido”.

I minori italiani sotto i 14 anni che viaggiano con un solo genitore o il tutore devono essere in possesso di un “affido”, che deve essere firmato dal genitore che non è in viaggio.”

o in Inglese:

“Italian minors under 14 years travelling with the new style ID Card “Carta d‘identità” with one or both parents can travel on EU/Schengen flights with no additional documentation required.  If travelling with neither parent with the new style ID card they should be in possession of an „Affido“.

Italian minors under 14 years travelling with only one parent OR Guardian must be in receipt of an ‘Affido’ which must be signed by the parent who is not travelling.”

Era mercoledì sera tardi, per prima cosa ho cercato info online trovando tutto e il contrario di tutto, come seconda cosa ho chiamato il numero di emergenza del consolato ma la persona che mi ha risposto non sapeva assolutamente nulla al riguardo, come terza cosa ho deciso di partire alle 3 e mezza del mattino per recarmi direttamente al consolato Italiano a Londra, munita di foglio di accompagno, scaricabile online dal sito del Consolato Londinese.

Una volta arrivati al consolato, dopo 5 ore di viaggio, ci è stato riferito che secondo la legge Italiana se il minore è in possesso di carta di identità valida per l’espatrio o passaporto, con i nomi dei genitori scritti sul documento, non è necessaria nessuna autorizzazione da parte del gentirore che rimane a terra. Per cui ci è stato suggerito di contattare la compagnia aerea per chiedere delucidazioni al riguardo e proporre, casomai, un’autocertificazione firmata con copia del documento di identità.

Finalmente stamattina riesco a mettermi in contatto con il servizio clienti della Ryanair, ho spiegato loro la situazione, ossia che siamo una coppia di Italiani che vive in Inghilterra, che il padre deve portare il bimbo in Italia e che volevo capire cosa fosse questo foglio di affido. La loro risposta è stata questa:

chat ryanair

Che tradotto vuol dire:

” Non hai bisogno di alcun permesso per viaggiare ma se vuoi puoi preparare un’autocertificazione.

La sola cosa di cui dovresti aver bisogno per il bambino è un documento di identità:

I bambini Italiani che hanno meno di 14 anni anni potranno volare con i seguenti documenti:

Una carta di identità personale Italiana che deve certificare i nomi del padre e della madre (la carta di identità valida per espatrio con i nomi scritti sul retro) per i voli internazionali, o

Una carta di identità italiana semplice senza nomi dei genitori sul retro (per i voli nazionali), o

Un passaporto italiano (per i voli nazionali o internazionali).”

Quindi tiriamo le somme:

Se vostro figlio, che ha meno di 14 anni, deve affrontare un volo internazionale con un solo genitore deve essere munito di carta di identità valida per espatrio o passaporto e non è necessario alcun documento di affido da parte del genitore che rimane a terra. Per essere più sicuri di non aver complicazioni, nel caso in cui ci si ritrovi a che fare con qualcuno particolarmente scrupoloso, si può scrivere una lettera di consenso su carta libera, dove dichiarate di essere a conoscenza e d’accordo con la loro partenza, con allegata copia del documento di identità e firma, in modo che possa essere esibita in caso di necessità per dissipare dubbi o perplessità.

Attenzione però che se decidete di far volare il minore con un adulto diverso dai genitori, dovrete compilare la dichiarazione di accompagnamento, firmata da entrambi i genitori o tutori del bimbo, e convalidata presso comune o questura in Italia o presso il consolato Italiano del vostro paese di residenza, se vivete all’estero. ( I moduli si trovano presso il consolato sul sito o in sede se vivete all’estero o sul sito della questura se vivete in Italia).

Spero di aver dissipato i dubbi e di aver evitato che qualche altro malcapitato si trovi nella nostra situazione.

Un abbraccio,
Kiana

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Enrollment in primary school (iscrizione alla scuola elementare)

Se decidete di trasferirvi nel Regno Unito con dei figli al seguito è necessario che conosciate alcune cose su come funziona la scuola, per arrivare un pochino preparati.

Io in questo post parlerò della scuola primaria “primary school” (le nostre elementari), avendo un figlio di quasi 5 anni.

La scuola primaria inizia con la reception, che accoglie i bambini di 4 anni e li prepara a quello che sarà il primo anno, insegnando loro i primi rudimenti della scrittura e della matematica. E’ lo stadio di passaggio tra la nursery (scuola materna) e il primo anno della primaria.

Il nano compie 5 anni tra pochi giorni per cui a Settembre inizierà direttamente col primo anno. Non importa infatti da dove vieni, o il tipo di istruzione avuto fino ad ora, conta l’anno di nascita del bambino e basta.

Come funziona l’iscrizione dei bambini a scuola?

Le iscrizioni ufficiali si tengono a Gennaio mediante compilazione di un modulo online o in forma cartacea nel cui si indicheranno fino a un massimo di tre scuole prescelte.

Cosa considerare quando si sceglie una scuola?

La prima cosa da considerare è la qualità dell’insegnamento delle varie scuole e per farlo si può accedere al sito dell’ofsted (l’ organo preposto al controllo di tutte le scuole e non solo) e leggere i verbali delle varie ispezioni nei quali viene giudicato il livello della scuola tenendo conto di svariati ambiti (es. qualità istruzione, attenzione verso gli  studenti etc.), seconda cosa da considerare è la vicinanza  con l’abitazione. Non importa infatti se avete la macchina e siete disposti a fare km per accompagnare i vostri pargoli a scuola, la distanza tra casa e scuola è uno dei fattori che vengono principalmente considerati per il posizionamento in graduatoria.

Dopo un paio di mesi dalla presentazione delle domande viene infatti stilata una graduatoria che tiene conto di vari fattori, come appunto, la distanza tra casa e scuola, la presenza di fratelli e sorelle che frequentano già la stessa scuola, necessità particolari come disabilità etc.

Ci sono tantissime scuole tra cui scegliere perchè sono ammessi massimo 30 bambini per ogni anno e ogni scuola ha solo una classe per anno.

Se presenterete la vostra domanda per tempo, per l’iscrizione alla reception, non avrete problemi ad essere inseriti in una delle tre scuole selezionate.

Le cose cambiano invece se si arriva in ritardo, o se si deve fare l’iscrizione per gli anni successivi.

E quindi vi racconto la nostra esperienza.

Una delle prime cose di cui ci siamo occupati, pochi giorni dopo il nostro arrivo, è stata quella di trovare una scuola per iscrivere il nanetto.

Abbiamo sin da subito puntato su quella più vicina a casa, che guardacaso è la migliore della provincia.

Ovviamente non avevano posto, per cui abbiamo compilato un modulo per essere inseriti nella lista d’attesa nel casoin cui si fossero liberati dei posti.

Siamo quindi andati nella seconda scuola (non religiosa) più vicina a casa, dove ci ha accolto un preside brillante e spumeggiante, che ci ha  fatto fare il giro di tutta la scuola.  Ha detto che ci sono ancora 5 posti disponibili.  Noi felici ed entusiasti ci siamo fatti  consegnare il modulo per l’iscrizione e l’abbiamo compilato e spedito il giorno successivo

Sono passate due  settimane senza che ricevessimo nessuna lettera  di conferma, il  che sarebbe stato normale in Italia ma non qui.

Ho mandato la prima mail al preside per chiedere informazioni e consigli, alchè lui mi invita al meeting con i genitori dei bimbi della reception durante il quale viene presentata la scuola in tutti i suoi aspetti e mi dice di stare tranquilla perchè si sarebbe informato di persona.

Però sono passati altri giorni nel silenzio assoluto,  così ho deciso di mandare direttamente una mail all’ufficio ammissioni.

Il giorno dopo ho ricevuto una mail di risposta che diceva che nelle scuole da me indicate non c’era posto, che la scuola con posti liberi più vicina a casa era una scuola cattolica e che avrei dovuto contattare il preside della scuola il più presto possibile perchè dopo qualche giorno la scuola avrebbe chiuso.

In preda al panico mi precipito dal preside dell’altra scuola per chiedere spiegazioni.

Dopo varie telefonate viene svelato l’arcano: i 5 posti liberi sono nella reception, mentre non ci sono posti per il primo anno.

Non ci resta che recarci nella scuola cattolica, dove veniamo accolti in un ambiente molto meno frizzante, da un preside di gran lunga meno spumeggiante ma tant’è.

Purtroppo è andata così, ci auguriamo che possa comunque essere un’esperienza positiva  e che il nano possa trovarsi bene nella sua nuova scuola. Di questo ne riparlerò sicuramente in seguito.

Il giorno dopo aver fatto l’iscrizione alla scuola cattolica, sono stata ricontattata dall’ufficio ammissioni che mi ha dato il nome di altre due scuole della città non religiose.

I reports dell’ofsted però sono meno positivi per cui, nonostante non sprizzi di gioia all’idea, ho deciso di lasciare le cose come stanno.

Se ho fatto la scelta giusta lo scopriremo solo vivendo…

C’era un’altra possibilità, ossia quella di fare ricorso e sperare di poter ottenere in questo modo un posto nelle scuole prescelte. Credo che sia un’opzione da valutare nel caso in cui si presenti la domanda per tempo e ci si ritrovi comunque ingiustamente esclusi dalla graduatoria delle scuole scelte, ma non in casi come il nostro. Non posso di certo pretendere che un altro bambino sia spostato in un’altra scuola, dopo aver per altro frequentato già  la reception, per permettere a noi ritardatari di ottenere ciò che volevamo.

Prima visita medica

Qualche giorno fa ho prenotato la nostra prima visita medica.

Mi è bastato recarmi di pomeriggio in ambulatorio per avere l’appuntamento la mattina del giorno seguente.

Come ho già detto nel post precedente, il sistema è ben organizzato per cui si evitano file estenuanti, resse, ed accumulo di germi.

L’attesa richiesta si aggira  normalmente intorno ai 10 minuti, io ne ho aspettato 20 perchè non ho pensato di dovermi annunciare alla reception e ho aspettato inutilmente per 10 minuti che chiamassero il mio nome.

Per mia fortuna la dottoressa che ci ha accolto non è  di origini britanniche ma indiane, per cui il suo inglese era per me comprensibilissimo.

Dopo aver  visitato il nano senza trovare nulla di rilevante cerco di chiarire il mistero della saline solution, e spiego:

– In Italia solitamente risolviamo il problema con dell’aerosol di sola soluzione fisiologica. Qui però non l’ho trovata da nessuna parte.

Lei ride:

– Oh ma qui non si usa l’aerosol! Qui si mette una pentola d’acqua sul fuoco e poi con uno straccio in testa si respirano i vapori.

Io spalanco gli occhi esterrefatta e lei ride di gusto e fa spallucce.

Dopo di che chiedo una prescrizione per la pillola anticoncezionale. Per fortuna porto con me la scatola così che possa cercare l’esatto equivalente. Prima di darmi la prescrizione però mi misura la pressione.

–  Wow, che pressione perfetta! E’ impressionante.

– Oh, thank you – rispondo io gongolante come se m’avesse fatto chissà quale complimento.

– Ora ti prescrivo la scatola da 3 blister. Vediamo se ti trovi bene e poi ti do quella da 6.

Mi consegna un cartoncino verde  con dei campi da compilare.

Al contrario delle nostre ricette, quelle inglesi vanno compilate e firmate dai pazienti in alcuni campi.

In farmacia consegno la prescrizione e attendo pazientemente un quarto d’ora che loro possano stampare un’etichetta adesiva con su scritto mio nome, cognome e indirizzo, la cui sola utilità è quella di chiudere la bustina contenente la scatola delle pillole.

– E’ lei la signorina Summer?

– Sì  rispondo io.

– Può dirmi il suo indirizzo?

Rispondo pensando “ma lo hai appena scritto!”

Mi consegna la bustina.

– Byeeee

Come bye? Non pago? Non devo pagare nulla?

No, non ho pagato nulla.

In Italia la  scatola con 3 blister costa 21, 60 euro, così tanto per dire.

NHS

Una delle prime cose da fare una volta che si decide di trasferirsi stabilmente nel Regno Unito è iscriversi al sistema sanitario nazionale, l’ NHS appunto.

Un modo per orientarsi nella scelta dell’ambulatorio è andare sul sito dell’ NHS. Nel link che ho inserito troverete una tabella “Service near you”, dovrete solo selezionare GPs (general practitioners ossia medici generici) e inserire il codice postale, dopo di che vi apparirà la lista  di tutti gli ambulatori presenti nei dintorni, dal più vicino al più lontano. Sono indicati il numero di pazienti dell’ambulatorio, il risultato dei sondaggi su un campione di pazienti che indicano la  qualità dell’ambulatorio (diffidate delle stelline date dagli utenti), se ci sono posti liberi e altre informazioni.

A questo punto una volta che  avrete scelto l’ambulatorio adatto alle vostre esigenze non vi resta che presentarvi di persona e  compilare un modulo con i vostri dati che vi fornirà la segretaria alle reception. Consegnato il modulo, la segretaria provvederà alla vostra iscrizione sul database dell’ambulatorio e dopo una decina di giorni arriverà a casa vostra una sorta di tessera sanitaria, ma di  cartoncino, con tutti i vostri dati e il vostro numero NHS.

Differenze che ho riscontrato:

Premetto che non esistono i pediatri, i bambini sono iscritti negli stessi ambulatori degli adulti (per i bambini che hanno meno di 5 anni può essere richiesta la visita da parte di un medico specializzato), nell’ambulatorio lavorano più medici, per fare una visita si prende l’appuntamento via telefono o di persona, non ci sono perciò resse o file estenuanti in ambulatorio, si deve telefonare anche in caso di urgenze e a quanto ho capito,  quando necessario fanno visite a domicilio, si deve avvertire per disdire un appuntamento e l’ambulatorio fa orario continuato dalle 8:30 alle 18:30.

incubo saline solution

Il nanetto ha la tosse notturna e noi l’abbiamo sempre curata con semplice aerosol di soluzione fisiologica. La macchina per l’aerosol l’ho portata dall’Italia ma stupidamente non ho portato con me  anche la soluzione fisiologica convinta che l’avrei trovata  facilmente  in qualsiasi farmacia.

Invece mi sbagliavo, di  grosso.

Prima farmacia:

– Buongiorno, avrei bisogno di soluzione salina e una siringa – dico io con disinvoltura come facevo in Italia.

– Soluzione salina? Siringa?

– Sì soluzione salina. Cloruro di sodio allo 0,9%. Rispondo io…

Lei strabuzza gli occhi.

– E una siringa? – chiede- Per cosa?

– Per prendere la soluzione fisiologica e metterla  nell’aerosol.

– Per chi?

– Per mio figlio, ha la tosse.

Mima il gesto di  iniettare  qualcosa in vena.

– It’ s dangerous! – dice a voce alta.

– No,  la devo mettere nell’aerosol, per la tosse.

Mi porta nel reparto sciroppi.

– No, lo sciroppo non fa effetto. Io ho bisogno di soluzione salina per umidificare. In Italia la vendono in bottiglie di vetro… Ce l’ha monodose?

Mi porta nel reparto spray nasali.

– Senza spray- dico.

Nulla da fare.. non ce l’hanno.

 

Seconda farmacia:

Ok stavolta la siringa non la nomino.

– Salve vorrei della soluzione fisiologica.

– Soluzione fisiologica?

– Sì, soluzione salina, cloruro di sodio allo 0,9%.

– Per cosa?

– Per metterla nel nebulizzatore. – dico io avendo visto la macchinetta in vendita proprio lì.

– Per cosa?

– Perchè mio figlio ha la tosse.

Si gira verso il collega.

– Vuole la soluzione salina, dice.

Il collega indica un punto della farmacia, forse ci siamo.

La seguo e lei mi porge la soluzione salina delle lenti a  contatto.

– No, mi serve per metterla qui. E prendo in mano il nebulizzatore che hanno in vendita.Mi porge di nuovo quella.

Indico gli ingredienti facendole notare che è sì cloruro di sodio, ma allo 0,5% con l’aggiunta di disinfattanti vari.

– Non va bene per nebulizzarla.- Mimo la mascherina  dell’aerosol. – cosa mettete qui dentro?- indico il nebulizzatore.

Lei sgrana gli occhi e non risponde.

Io saluto, la fanculizzo ed esco.

Ora mi chiedo due cose:

  1. sono o non sono laureate qui le farmaciste? Questa idiota voleva avvelenarmi il bambino!
  2. Come cazzo  li idratano i pazienti all’ospedale, che non sanno manco cosa sia la  soluzione fisiologica?  Con la benzina?

 

 

 

La prima spesa.

Finalmente eravamo i possessori di un frigorifero per cui era giunto il momento di fare la spesa, quella vera.

Navigatore alla mano abbiamo considerato quale fosse quello più adatto tra i supermercati dei dintorni.

Considerato il fatto che erano già le 4:00 p.m., che dovevamo fare taaaaanta spesa e che qui i negozi chiudono alle 5:00 p.m. abbiamo optato per quello aperto 24h/24. (sia mai si facesse tardi)

Il supermercato in questione è immenso e al suo interno c’è una farmacia, un salone di bellezza, un cafè, un banco del cambio valuta e l’edicola.

Quando si va a fare la spesa in un paese straniero ci si tuffa a capofitto nelle principali differenze che ci sono tra quello e il tuo paese.

Ad esempio:

Ci serviva un servizio di piatti, così abbiamo notato che qui i servizi sono pensati per 4 persone. Anche le posate e  i bicchieri sono pensati per 4, non per 6 come da noi. A pensarci in effetti capita spesso che i tavoli abbiano solo 4 sedie anzichè 6. Praticamente abbiamo solo un piatto in più e potremo invitare solo una persona per volta. xD

Ma veniamo al dunque, a ciò che è veramente importante… il cibo.

Il reparto della frutta e verdura è una sorta di giungla varia e variopinta, un meltin’ pot di sapori e profumi provenienti da tutto il mondo. (tranne che dall’Italia)

Per la prima volta nella mia vita ho visto dei pomodori da 8 pound al kg e ho pensato che avrei potuto pagare una cifra  simile per dei pomodori solo se mangiandoli mi avessero fatto crescere le tette. Nel cartellino però tale proprietà  non veniva menzionata per cui li ho lasciati belli e comodi nelle loro cassette. Per fortuna in fondo alla fila dei pomodori ho trovato dei banalissimi pomodori da 2 pound il kg, un po’ troppo maturi ma ancora più che accettabili. Aggiudicati!

Vengo poi attirata da un grande cartello giallo con su scritto: “ciliegie in offerta” con tanto di super freccia a indicarle.

Corro come una pazza verso l’oggetto del mio desiderio.

Un cartellino più piccolo diceva: “was: 10£ now: 7£” (erano a 10 e ora sono a 7). Mah che cacchio di offerta è 7 pound il kg? Con la coda tra le gambe ritorno sui miei passi.

E arriva il turno delle patate. Un’intera corsia di patate si stendeva davanti a me. C’erano patate di ogni colore, forma, misura e prezzo, provenienti da tutti i luoghi del pianeta più uno. Il regno di Rocco insomma (ehm ehm scusatemi e comprendete che dopo 20 giorni sto messa male). Non ho mai visto così tante patate in tutta la  mia vita.

Accanto alle carote c’erano delle carote sbiadite, credo fosse pastinaca ma non ho nemmeno idea di che sapore abbia. So solo che Gordon la nomina sempre nelle sue cucine da incubo ma io non l’avevo mai vista prima.

I kiwi poi vengono venduti a pezzo (sui 30 pence l’uno) anche se una volta li ho trovati già confezionati.

Ho scoperto poi che ci sono delle mele provenienti dal Sudafrica capaci di darmi dipendenza. Sono succose, croccanti e dolci e sono capace di mangiarne 5 al giorno. Non vedrò più un medico per tutta  la  mia vita.

Ma ora tenetevi forte, che arriva il bello. Le melanzane costano 1 pound l’una. UN POUND UNA MELANZANA. Un’appassionata di parmigiana come me dovrà pagare mille mila pound per cucinarne una teglia. E non è che sono grandi e pesano un kg l’una, no, sono melanzane normali.

D’altra parte però i funghi te li regalano. Confezioni giganti di funghi champignon grandi 4 volte quelli che trovavo io al supermercato a poco più di 1 pound. Sto andando avanti a risotto e funghi e funghi trifolati.

Se per alcune cose c’è una scelta così ampia per altre non c’è assolutamente scelta.

Avete presenti i wafer loacker al cacao, nocciola e vaniglia? Ebbene se venite in Inghilterra (o nel Lancashire) scordateveli. Qui i wafer ce li hanno solo alla fragola.

Ho  trovato un surrogato di wafer al cacao nel reparto di pietanze etniche. Credo che siano polacchi… Non sono sicura. Quello che so è che sono sbiaditi e non sanno di nulla. Il wafer  che premendolo nelle giornate calde rilascia tutta la sua crema color cioccolato (appunto) rimarrà solo un bel ricordo.

E ora per la categoria Forget It:

  1. panna da cucina nelle confezioni di tetrapack. La panna che tutti noi conosciamo, a lunga durata. FORGET IT! Qui non esiste ma è sostituibile dalla double cream, una panna fresca, in confezioni tipo quelle dello yogur, che si può usare come panna  da cucina o anche zuccherare e montare e che scade pochissimi giorni dopo l’acquisto.
  2. succhi di  frutta in tetrapack (quelli piccoli con la cannuccia) nei classici gusti pera, pesca e albicocca. FORGET IT! Qui il succo di frutta monodose è in bustina e i  gusti suddetti non sono contemplati. Agli inglesi piacciono i frutti rossi o tropicali e il gusto più classico che si trova è mela verde.
  3. rotoli di pasta sfoglia per preparare  delle ottime quiche. FORGET IT! Non c’è nemmeno nulla che le  sostituisca. Sto desiderando di avere il bimby.
  4. il minestrone di verdure con 12 tipi diversi di verdure surgelate. FORGET IT! Qui se sei fortunato lo trovi con massimo 4 verdure diverse. Una di queste è il broccolo (BLEAH).
  5. grande varietà tra pasta corta e lunga. FORGET IT! Ci sono penne, spaghetti, fusilli, farfalle, linguine, conchiglie e lasagne. Se vuoi farti un brodino e  ti serve pasta corta hai perso. Se hai  voglia di gnocchi o tortiglioni hai riperso.
  6. il riso nero. Non ce la faccio a scrivere FORGET IT perchè in cuor mio spero che ci ritroveremo un giorno.

Tra le altre cose che ho cercato senza successo ci sono: prezzemolo tritato, biscotti in busta (classici frollini da colazione), fette biscottate tradizionali (quelle che ho trovato sono o grossissime o piccolissime) e udite udite i sofficini ( o panzerotti o come si chiamano).

E ora veniamo alla categoria Grandi Delusioni.

Fanno parte di questa categoria tutti quei prodotti che si trovano anche qui, che sono della stessa identica marca ma che inspiegabilmente sono differenti. Quelli che per primi mi vengono in mente sono:

  1. cereali Kellog’s al riso soffiato gusto cioccolato ( quelli con la scimmia). Io li mangio da quando avevo 5 anni, sempre e solo quelli. Tutte le imitazioni non mi piacciono. Qui li trovo in pacco da 550 g per 2 pound. In Italia 350 g costano 2,70 euro minimo. Finalmente, il mio sogno si avvera. Torno a casa, apro il pacco e già mi sembrano sbiaditi. Mmm sarà. Li metto in una tazza di latte, rigorosamente bianco e nulla… non lo colorano. Quelli italiani me lo fanno diventare nero pur rimanendo croccanti questi si fanno subito mollicci e non sanno di cioccolato vero. Inoltre, la cosa peggiore è che sono farinosi. Non so come spiegarlo ma sembra che impastino la bocca. Bocciati! (Giuro che stavo per scrivere una mail alla Kellog’s)
  2. patatine pringles gusto originale. Bocciate! Per niente uguali al sapore che hanno in Italia. Sanno di olio sporco. In compenso però ci sono tantissimi gusti in più e sono buonissimi.
  3. tuc cracker gusto originale. Bocciati! Sono proprio immangiabili.

Altri prodotti differiscono un po’  rimanendo comunque abbastanza buoni. La Nutella  è un po’ farinosa, il cioccolato bianco Galak è un po’ più pastoso e sa di galatina, i panini di mac donal hanno la cipolla cruda e nell’Happy  Meal non fanno il tost (ti guardano proprio come se fossi un alieno).

E infine la categoria Grandi Scoperte:

  1. Tutta la linea della Weight Watchers, primi fra tutti gli yogurt alle cakes, assolutamente divini, seguiti da creme simili a pannacotta con gelatina di frutta sul fondo e dalle marmellate. Mai più senza.
  2. I gelati Ben e Jerry’s. Sì lo so che ci sono anche  in Italia ma qui c’è il doppio  dei gusti e sono tutti orgasmici.

Ho trovato tante cose che mi sono sembrate strane come ad esempio i polli surgelati interi, la coca cola alla ciliegia, i bastoncini Findus (qui Bird eye) al pollo, pollo in ogni salsa e condimento messo sotto vuoto, i ravioli  in barattolo,  i tortellini freschi in mezzo alla pasta secca.

Inoltre non  ho ancora trovato l’alcol, l’acqua ossigenata e  la soluzione salina (in ben 3 farmacie) ma continuerò a cercare…

Erano le 8:00 p.m. quando storditi, sbalorditi, sconfortati e disorientati siamo riusciti a pagare il conto.

Abbiamo vagato 3 ore e mezza dentro un supermercato come zombie. Noi, che facciamo delle grandissime spese in un’ora massima, tanto siamo precisi, minuziosi e determinati.

E quando la cassiera ha cercato di cominciare un discorso del quale ho capito solo : “Do you need a baaaaaag?” non ho potuto far altro che sorridere come un ebete e fare sì con la testa. Dopo tutto era quello che stava facendo pure lei.

very bad

Dopo il nostro arrivo abbiamo girato per due giorni consecutivi nei mercatini dell’usato dei dintorni senza però trovare nulla così il terzo giorno abbiamo deciso di andare in un paese vicino per visitare un mercato che apre solo la domenica.

E proprio lì, dopo aver vagato per mezz’ora all’interno di un capannone stipato di cose vecchie abbiamo individuato quello che sarebbe stato il nostro divano.

Spiccava tra le fantasie floreali e  i colori improponibili dei suoi simili prima di tutto per la sua sobrietà e aria moderna.

Grande, comodo, con la struttura color cioccolato fondente e i grandi cuscini della spalliera e della seduta color beige.

Non c’era il prezzo apposto così ci siamo avvicinati ai responsabili per chiedere informazioni.

Ci segue una signora sulla sessantina, bionda e con l’aria scoglionata.

Chiediamo se sia possibile pagare col bancomat.

Only cash – risponde lei.

Volevo quindi chiedere se fosse stato possibile bloccarlo nel frattempo che andavamo a prelevare ma non mi veniva il termine bloccare così dico:

– Could you stop it while I go to pickup the cash near here, please?

– Stop?! I don’t understand.

Io nel panico.

– Stop… block… how do you say? Don’t sell it!

– Your english is very baaaaaaad. I’ll give you ten minutes to come back. Understand?

Risponde picchiettando il dito sull’orologio.

E’ stata la prima volta in cui mi sono sentita un’inetta. Ed è stata anche la  prima e fin’ora unica volta in cui sono stati tanto scortesi con me.

Proprio in quel momento, per la prima volta, ho realizzato che la cosa peggiore che avrei potuto provare non era la sensazione di non capire, quanto quella di non essere capita. Ma non per quanto riguarda ciò che dico piuttosto invece per quello che sono. In Italia infatti ci avrei messo mezzo secondo per mettere al suo posto quella vecchia acida, invece mi sono venute in mente due o tre risposte al vetriolo ma tutte in italiano. E l’unica cosa che ho potuto rispondere in inglese è stata:

– Yes, I know, thank you.